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Si tratta di una survey sull'impatto della prima ondata di COVID-19 sull'attività di trapianto epatico, condotta via web (disponibile tra settembre e dicembre 2020) e indirizzata a membri attivi delle società scientifiche EASL-ESOT/ELITA-ILTS di 128 Centri Trapianti provenienti da America (R1), Europa (R2) e resto del mondo (R3).
E' stata confrontata l'attività dei primi 6 mesi durante la pandemia del 2020 con lo stesso periodo temporale del 2019 evidenziando una differenza significativa nel numero di pazienti inseriti in lista d'attesa, mortalità in lista e numero di trapianti di fegato effettuati. Nei centri europei (R1) si è assistito a una significativa riduzione del numero di trapianti eseguiti mentre nelle aree R3 sono risultati significativamente inferiori sia il numero di trapianti effettuati che il numero di pazienti inseriti in lista d'attesa con un incremento significativo della mortalità in lista. Inoltre nei paesi maggiormente colpiti dalla pandemia si è riscontrato una riduzione statisticamente significativa sia di nuovi pazienti inseriti in lista che di trapianti eseguiti durante la pandemia mentre la mortalità in lista d'attesa è risultata significativamente minore probabilmente correlata al minor numero di nuovi pazienti immessi in lista.
Gli autori concludono affermando che la prima ondata della pandemia da COVD-19 ha modificato in maniera significativa l'attività di trapianto di fegato ma in modo differente a seconda delle are geografiche nel mondo con effetti comunque più severi negli stati maggiormente colpiti dalla pandemia con conseguente necessità di modificare le politiche di selezione dei donatori e riceventi oltre che della gestione dei pazienti nel post-operatorio sia a livello regionale che nazionale.